In questi giorni di grande emergenza per Messina non si fa altro che parlare giustamente del dissesto idrogeologico e delle cause che hanno portato nel corso degli anni a tali devastazioni ambientali. Sulle criticità della gestione delle condotte idriche non entriamo minimamente, bensì tentiamo di focalizzare l’attenzione sull’ennesimo movimento franoso che a distanza di pochi giorni ha condizionato nuovamente la vita di migliaia di siciliani. Poche settimane prima accadde la frana sul tratto autostradale Messina – Catania all’altezza di Letojanni la quale costrinse tutti noi a raggiungere le due città metropolitane attraverso la trazzera di Sella Mandrazzi ( SS 185 ). Anche in questo caso l’episodio ebbe risonanza nazionale per la gravità delle conseguenze, ma in questo contesto di grande emergenza sembrano passare in secondo piano le frane e caduta massi a Capo Alì, a Capo sant’Alessio, poi a Capo Scaletta ma un pò in tutte le località della Ionica. Giustamente la causa è dell’uomo, di una errata valutazione delle aree destinate all’insediamento umano, regimazione dei torrenti e quant’altro ma nessuno ha mai pubblicato ad oggi un resoconto della pioggia caduta in questi ultimi eventi, nell’arco dell’anno in corso, negli ultimi 10 anni a questa parte, nonchè studi statistici riguardante le aree incriminate oggi franate, facendo riferimento alle medie centennali pluviometriche. Non abbiamo avuto nemmeno il piacere di leggere alcun studio riguardo le cause (se esistono) che hanno generato questo aumento esponenziale di eventi alluvionali e di piogge monsoniche a carattere di nubifragio, se possa esistere un nesso tra questi eventi e l’innesco in loco di fenomeni franosi, nonostante siano stati intervistati più soggetti ritenuti esperti di fama nazionale o addirittura internazionale portati qui da gruppi di lavoro spontanei.
Noi un’idea ce la siamo fatta, o meglio più volte nel nostro portale abbiamo redatto degli articoli dove erano specificati una serie di fattori potenzialmente pericolosi che avrebbero potuto causare un’esasperazione delle piogge autunnali. Fate conto che soltanto con l’evento perturbato del 21 ottobre, per altro senza alcun codice rosso emesso per il catanese, Acireale si mise in mostra per i 400mm giornalieri, una giornata infernale per la città di Catania che ha vissuto un autentico evento fuori scala, pericolosissimo per l’incolumità dei cittadini. Le immagini di Catania fecero il giro del Mondo, un enorme cratere a Valverde inghiottì un auto e le squadre sommozzatori dei vigili del fuoco insieme ai genitori andarono a recuperare i bimbi rimasti bloccati a scuola. Fu un evento anche quello atteso ma sottovalutato dal servizio di allertamento regionale perchè i parametri previsionali da loro visionati non erano da codice rosso. L’evento alluvionale fece infuriare anche il Sindaco di Catania Enzo Bianco, il quale chiese ufficialmente maggiore accuratezza nell’emissione dei codici di allertamento perchè per ogni sindaco siciliano impazzisce con questo sistema previsionale. Detto questo, con soli 3 eventi perturbati autunnali tra Catanese e basso messinese ionico abbiamo raggiunto o addirittura superato i 1000mm annui, ma stavolta il dato non riguarda solo l’area etnea il che potrebbe essere anche normale, ma anche aree fuori dal raggio notoriamente vocato per dati alluvionati. Pensate che senza andare troppo lontani, al momento Giampilieri superiore registra un accumulo totale di ben 1700mm annui, mentre a pochi passi sulla costa, Scaletta ne possiede 600mm in meno sempre nella stessa vallata. Questo deve fare riflettere perchè se è vero che tra Nebrodi, Pelorotani ed Etna le piogge sono sempre abbondanti, negli ultimi anni è mutato il nostro regime pluviometrico, oserei dire simile a quello del Friuli Venezia Giulia ma in un caos orografico e geologico che contraddistingue un settore della Sicilia orientale, altamente a rischio sotto il profilo del dissesto geomorfologico.
La città di Messina anche stavolta dimostra di non appartenere tra quelle aree soggette a ripetuti eventi alluvionali, grazie alla protezione dell’Apromonte che ripara l’area dello Stretto dalle “ cascate d’acqua ” di levante e scirocco .Domenica 1 Novembre Messina registrò un accumulo ufficiale di 140 mm,quarto accumulo giornaliero dal 1916. A pochi passi da noi, proprio nella dirimpettaia Calabria Ionica, i dati sfioravano addirittura i 600mm totali per un evento piovoso che ha avuto dell’incredibile tanto che il resoconto in termini di devastazione fu drammatica, con 2 vittime.
Ecco la classifica:
1 22-nov 1935 216,8 mm
2 05-ott 1934 184,0 mm
3 04-ott 1996 155,8 mm
4 01-nov 2015 140,0 mm
5 14-mag 1963 135,6 mm
Come mai è cambiato il modo di piovere in Sicilia?
Il discorso è assai complesso per rispondere con la tipica risposta dei “ cambiamenti climatici “. Il “global warming” viene tirato in ballo da tutti, dagli addetti ai lavori a semplici giornalisti ma a livello regionale noi possiamo limitarci solo a studiare queste perturbazioni, con risvolti interessanti sia in termini previsionali prima che dopo con le evidenze lasciate sul territorio. Intanto dobbiamo subito ammettere che nel Mediterraneo fanno ingresso molte meno depressioni atlantiche proprio perchè il flusso zonale ha lasciato posto a circolazioni depressionarie insidiose, i tipici cutt-off che giocano un ruolo importante per le alluvioni lampo in Italia e non solo. Queste ” gocce fredde ” nate proprio per l’ingresso di aria fresca in quota vagano impazzite sui nostri mari che ormai risultano perennemente sopra media, una pentola a pressione tale che esse sfuggono anche ai principali modelli di calcolo previsionali che non riescono a ritrarre la realtà. La Sicilia pertanto diviene bersaglio delle temibili depressioni afro-mediterranee che si generano nel cuore del deserto Sahariano e già questo gioca a nostro svantaggio perchè in quelle aree impervie non abbiamo tantissime stazioni meteo, per poi potenziarsi in prossimità delle acque del Canale di Sicilia e di Sardegna, pronte a scaricare tanta energia sulla nostra Regione. Quando si sviluppano queste condizioni, aumentano i pericolosi indici temporaleschi attorno i nostri mari identificati dal Cape (Convective Available Potential Energy ) e Lifted Index. I previsori pertanto devono consultarli esattamente proprio per lanciare in tempi ragionevoli un’ allerta meteo. Ecco le probabilità di temporali in base all’indice CAPE, espressa in Joule per chilogrammo (J/Kg) di aria : 
CAPE <500 = assenza di temporali
CAPE da 500 a 1000 = possibilità di temporali isolati
CAPE da 1000 a 2000 = temporali abbastanza probabili
CAPE >2000 = temporali forti abbastanza probabili, possibilità di trombe d’aria
In base all’indice LI:
LI>2 = assenza di temporali
LI da 0 a 2 = possibilità di temporali isolati
LI da -2 a 0 = temporali abbastanza probabili
LI da -4 a -2 = temporali forti possibili
LI <-6 = temporali forti abbastanza probabili, possibilità di trombe d’aria
In base a questi valori sopra indicati, la Sicilia si è trovata sempre ai massimi livelli tanto che i nostri mari hanno sfornato autentici mostri temporaleschi, mentre altri se ne sono formati sulla terra ferma con grandinate, funnel clouds e nubifragi. Detto questo, le bombe d’acqua non vengono innescate affatto dalla mescolanza di acqua dolce con quella marina come emerso in occasione dell’intervista di Anna Giordano pubblicata nella Gazzetta del Sud. La meteorologia è una scienza che non lascia scampo ad affermazioni del genere, anche perchè qui stiamo andando a scomodare seriamente leggi della fisica dell’atmosfera. Il mediterraneo è divenuto una fucina temporalesca in grado di sfornare cumulonembi tipici delle fasce equatoriali, proprio perchè si rinnovano quei indici di Cape indicati.
Inoltre, queste circolazioni autonome arrecano sempre ingenti piogge tra Catanese e messinese ionico per la persistenza di correnti di levante e scirocco. Tali correnti prefrontali sono ricche di umidità, calore ed energia e sono responsabili di piogge abbondanti e persistenti nei settori sopravento ( Etna e Peloritani ) finchè la depressione non evolve. Pensate che l’ultimo vortice che ha coinvolto l’estremo Sud con conseguenze devastanti in Calabria Ionica ed in Sicilia orientale è rimasto incastonato nei pressi dell’Isola di Malta per ben 36 ore. E’ chiaro che il censimento di queste temibili configurazioni depressionarie non lascia scampo, sono in netto aumento. L’anno scorso Novembre esordì con un ciclone mediterraneo in risalita da Malta ( TLC ) dissolto sulle coste catanesi con danni ingenti. Le falle bariche, le gocce fredde in quota ed i cutt- off hanno stravolto inoltre anche l’andamento eolico tanto che sono nettamente diminuite le sciroccate di debole e moderata intensità, così come le maestralate nel versante tirrenico proprio per la latitanza delle perturbazioni atlantiche. In compenso, registriamo mareggiate anche di forte intensità in concomitanza dei vortici afro mediterranei, addirittura in piena estate quando notoriamente dovrebbe proteggerci l’altra pressione delle Azzorre, con danni consistenti per gli stabilimenti balneari e gestori dei lidi. Ormai le alluvioni, il dissesto idrogeologico, ed il problema dell’erosione marina e ripascimento delle coste rappresentano un problema serio e reale ma come vediamo forse l’uomo non è l’unico protagonista in questo scenario. Esiste un aspetto climatologico e meteorologico che merita senza dubbio maggiore accuratezza e peso nelle sedi competenti e riguardo in occasione di interviste azzardate.
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