La notte appena trascorsa è stata caratterizzata da scrosci violenti di pioggia e raffiche impetuose di maestrale, tanto che stamane Messina si è risvegliata disseminata da foglie appartenenti ad ogni specie arborea. E’ normale che sia così, è autunno e gli alberi iniziano a perdere le foglie, dai platani del viale Garibaldi, ai Tigli americani, alle acacie delle le vie del centro, ai pini della circonvolazione ma qui si tratta di aghi secchi, dovuti alla mal curanza delle chiome.
Niente di anomalo dunque, in tutte le città italiane ed Europee si respira aria d’autunno, con viali e le ville urbane dipinte di giallo o di rosso in base alla tipologia di alberi e di foglie, ma a Messina accade qualcosa di particolare. Da noi cadono le palme letteralmente parlando, grossi fusti risalenti anche agli anni 60,’ quando furono piantumate esemplari di Phoenix Canariensis o più comunemente dette palme delle Canarie. Tali palme a Messina fungono da normali incubatori per il temibile punteruolo rosso, il quale ha trovato nella città dello Stretto un regno speciale dove svernare le innumerevoli larve, pronte a loro volta a divorare nuove palme. Piano piano sotto gli occhi impotenti di tutti sono andate in frantumi le palme di piazza municipio, della Tommaso Cannizzaro, della passeggiata al mare, poi quelle della riviera, dell’università e adesso, ultimissima novità, anche quelle da dattero del Viale San Martino, prima immuni. La cura del verde pubblico era anch’esso programma principale di questa amministrazione; noi oggi abbiamo provato ad intervistare una palma ma essa non è stata in grado di parlare, forse perchè forata da oltre 300 larve che scavano profondi tunnel nel cuore del tronco. Adesso è una pandemia, il rimedio è eliminare tutte le palme colpite, tentando di salvare le poche rimaste, anche se ormai si tratta di una battaglia persa. Semmai sarebbe il caso di sostituire gli esemplari con specie autoctone, invitando così il punteruolo di andare altrove. Ed i tubicini fissati su alcune palme defunte a cosa servono? Un mistero!
Il vento delle ultime ora sta compiendo il suo ruolo, ovvero nel fare giustizia a questo scempio che si sta consumando inesorabilmente sotto i nostri occhi, e che sta deturpando fortemente il decoro del verde pubblico del centro storico, per non parlare nella perdita economica di esemplari di grande pregio botanico. Ovviamente non si parla dell’incolumità dei cittadini. A quella ci pensa la Madonna della Lettera, padrona della città dello Stretto, già artefice di svariati miracoli negli ultimi anni, senza la quale si sarebbero registrate sicuramente vittime.
Che sia chiaro, il verde pubblico ha fatto sempre fatto discutere a Messina, ma oggi più che mai urge fare chiarezza su una gestione dove continuano a ruotare esperti a titolo gratuito, agronomi, forestali, ingegneri, e compagnia bella. Non ha senso fare proclami in campagna elettorale riguardo al verde pubblico se poi la risposta è ” non ci sono soldi “. Qualcuno più esperto sa come tutelarsi e prevenire spiacevoli inconvenienti, i poveri cittadini magari no, ed ogni giorno tanti messinesi rischiano la propria vita.
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