Tra il totoallerte ed il terrorismo atmosferico.

Tra il totoallerte ed il terrorismo atmosferico.

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Il futuro dell’informazione è il web, questo ormai è un dato di fatto e sappiamo tutti ormai come la carta stampata sia passata in secondo piano. Basta avere una connessione internet ed uno smartphone per sapere in tempo reale ogni tipo di informazione. Non sono stati a guardare i cacciatori di click che fatti forza anche di una misera conoscenza della meteorologia hanno tirano sù dei siti internet regolarmente inscritti anche e con partita Iva. Premesso che tutti, compreso noi di Strettometeo.it, facciamo un servizio spontaneo spinto dalla passione, ma che non andrà mai a riprendere e modificare quelli che sono i bollettini ufficiali che solo l’Aeronautica Militare può fare, proprio quelli che poi vengono comunicati nelle sedi competenti dove vengono valutate per le eventuali allerte da emanare alla popolazione. Noi come altri siamo semplici “masticatori” della materia, facciamo altri lavori e non viviamo della meteorologia. Per fortuna oggi in Italia tanti esperti sono a supporto della popolazione a titolo gratuito, guai se non fosse così dove si tratta di salvaguardare anche la vita delle persone. Per qualcuno invece la libertà di espressione è diventato un lavoro, sin troppa libertà oseremmo dire perchè da molto tempo ormai rimaniamo sbalorditii difronte il pc o lo smartphone per quello che leggiamo. Questi personaggi, supportati anche da una laurea triennale in giornalismo e conoscitori degli argomenti, si sono specializzati nell’emissione di articoli con titoloni di grande impatto che corrono nel web a velocità supersoniche perchè condivisi da tutti. Quali sono i trucchi per riuscire a fare il botto di accessi? Come riconoscerli?

  • Una foto di copertina con un tornato, un ciclone, magari tra i più belli scattati in America
  • Un titolo che spacchi, magari fatto per coinvolgere il numero più grande di pubblico. Enfatizzare la previsione e renderla sempre incredibile.
  • Un contenuto dove i vocaboli vengono scelti a dovere. Per questa gente il termine ” ciclone ” è corretto perchè in meteorologia una normale depressione viene chiamata ciclone per la rotazione dei venti anti orari, mentre le alte pressioni anti-cicloni per l’appunto. Un metodo infallibile per sponsorizzare un ciclone a settimana ed attirare migliaia di lettori, magari spaventati per le precedenti fasi di maltempo cruente che hanno coinvolto molte zone d’Italia.download
  • Ora che ci avviciniamo al periodo invernale ogni nevicata diverrà tormenta, se la neve scenderà a ridosso delle coste si userà l’espressione ” ondata di gelo polare “. Piogge forti= Nubifragi o bombe d’acqua, venti sostenuti= tempeste. Potremmo menzionare tanti altri vocaboli sicuramente non riconosciuti dalla WMO, l’organo della meteorologia mondiale. Basta andare su google e digitare ciclone verso l’Italia che i risultati si perdono. Se digitate ciclone in California forse non sarà così.

Purtroppo e bisogna riconoscerlo, se in Italia impazzano questi siti è proprio perchè le previsioni del tempo sono state sempre snobbate anche dalla TV. Invece di curare angoli scientifici di alto livello, si è pensato di far raccontare i bollettini dalle meteorine. E’ altrettanto vero e l’abbiamo riscontato da tempo anche in Sicilia, come il servizio di allertamento per la popolazione stia attraversando un periodo di forte confusione. Le errate emissioni scaturiscono da un lavoro sistematico dove ci si basa sulle emissioni di parametri modellistici fissi. Sappiamo bene come alcune perturbazioni, come quelle africane per l’appunto siano imprevedibili ed i modelli difficilmente riescono a vedere la realtà. Se i modelli matematici individuano piogge contenuti entro le 24h il bollettino sarà di colore verde o giallo, se le piogge saranno di moderata e forte intensità anche a carattere di temporale in determinate zone sorvegliate, allora i bollettini saranno di colore arancione o addirittura il rosso. Ed il lavoro del previsore che fine ha fatto?

Ecco il motivo per cui con 200mm in poco tempo con il codice giallo Milazzo o Furci si sono visti alluvionati, mentre se a Cannes in Francia ne cadono 190mm è tutto normale perchè difronte la natura non si può far nulla. La penultima perturbazione in Sicilia ha mostrato ben due codici arancioni di fila uniformi senza distinzioni di zone proprio per quel motivo citato delle emissioni modellistiche. In quel caso, l’1 ottobre scorso il catanese ha accumulato in sole 24h mediamente oltre 200mm di pioggia, sommata con quella precedente e successiva alcune zone hanno sfondato anche i 300mm con picchi di 400mm ( vedi San Gregorio ). Messina a fine evento solo 10mm, Palermo 1mm.

Ma le allerte servono a poco se il territorio è fragile, se le fiumare si trovano in pessimo stato e colme di immondizia. Le allerte emesse per tempo possono senza dubbio abbattere una quantità cospicua di popolazione in transito di autostrade, strade provinciali, ma non può essere un metodo risolutivo al problema. In questo momento in Sicilia serve prevenzione, professionalità, qualità, investimenti e collaborazione dei cittadini tutti al fine di mitigare o risolvere problemi che limitano lo sviluppo e la sicurezza collettiva.

Pubblicato il 11/10/2015 10:36

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