Nel corso degli ultimi giorni, come accade regolarmente dopo ogni sciroccata, è montata una chiassosa polemica nei confronti del porto di Tremestieri. Mia Madre avrebbe detto “travagghi in menzu a strada, ‘ngigneri in quantità???!
Recriminare sulla scelta della localizzazione della struttura o polemizzare sulla sua realizzazione è assolutamente inutile. La struttura esiste e adesso è solida: la cosa più intelligente dovrebbe essere quella di provare ad utilizzarla al meglio.
E’ evidente che l’opera, inserita all’interno di una linea di riva rettilinea, costituisce un elemento di rottura del sistema, provocando l’interruzione del trasporto solido diretto da Sud verso Nord. Questo che ormai è sotto gli occhi di tutti, da tempo è oggetto di studi da parte dell’Università degli Studi di Messina che, come gruppo di Geologia Ambientale del Dipartimento di Fisica e di Scienze della Terra, ha sviluppato un piano di monitoraggio dell’intera costa messinese e di gran parte di quella della provincia, basato su un’analisi oggettiva delle sue caratteristiche geomorfologiche e sedimentologiche.
La problematica è ulteriormente aggravata dal fatto che l’intera costa meridionale messinese è caratterizzata dal susseguirsi di opere di difesa e interventi di urbanizzazione che hanno irrigidito il sistema costiero, trasformandolo in un unicum degradato, in cui è difficile individuare i rapporti di causa ed effetto tra le diverse strutture.
Un intervento di risanamento complessivo, richiederebbe la realizzazione di un irrealistico piano di deurbanizzazione e di delocalizzazione, per liberare la fascia costiera e restituirle la propria funzione d’interfaccia resiliente tra mare e terra, che solo la natura con il tempo potrà fare.
Oggi, rappresentanti d’interessi differenti, si fronteggiano alla ricerca di una soluzione utile alle proprie necessità, perdendo completamente di vista le necessità della collettività.
Chi urla più forte, spesso non comprende che anche l’oggetto del proprio piccolo interesse è concausa del complessivo sistema di disequilibrio.
Nell’impossibilità di intervenire sulle cause, sarebbe utile arginare le conseguenze negative degli effetti.
I sedimenti spinti da Sud verso Nord, tendono ad alimentare la spiaggia posta a Sud del molo meridionale di Tremestieri, allungandola e facendola crescere in volume. Questo materiale risale il lato esterno del molo meridionale e, in concomitanza con moti ondosi provenienti da II quadrante (tra Est e Sud), viene messo in sospensione e spinto verso l’interno del porto, dove si deposita.
Questo processo continua il proprio effetto con la mancata ricarica delle spiagge poste a Nord, provocando i danni registrati in via Carbonara e nelle altre aree limitrofe.
Fino ad ora il materiale è stato faticosamente (per ragioni burocratiche ed economiche) dragato e riportato verso Sud a difesa dell’abitato di Galati, per riavviare questo immaginario e perverso gioco dell’oca.
Infatti se da un punto di vista squisitamente teorico è possibile ideologizzare che le sabbie perse a Galati sono quelle che interrano Tremestieri, nella realtà, a causa di tutta una serie di strutture costiere poste tra Galati e Tremestieri, questo collegamento diretto è pressoché impossibile.
Galati non riceve il materiale che dovrebbe arrivare da Sud e le mareggiate erodendo la spiaggia ancora esistente, disperdono il materiale verso il largo, sottraendolo per sempre al bilancio sedimentologico costiero.
Tremestieri viene progressivamente insabbiato da parte dei sedimenti provenienti dalla spiaggia posta a Sud del porto, per questo, per paradosso, la realizzazione del nuovo “grande??? porto di Tremestieri, con la costruzione della sua piastra funzionale che ricoprirà la spiaggia in questione, eliminerà il bacino di alimentazione del problema.
Nelle more, dal punto di vista tecnico, si potrebbe realizzare un sistema di bypass dei sedimenti, favorendo lo scavalcamento artificiale del porto attuale, evitando che questi si addossino lungo il molo meridionale, favorendo così l’alimentazione del loro trasporto verso Nord.
Di concerto, dal punto di vista legislativo, sarebbe cosa utile, non solo alla gestione di Tremestieri, valutare l’opportunità di modificare la norma che regola la concessione per i dragaggi e i ripascimenti, rilasciando autorizzazioni poliennali, così come avviene in altre regioni, permettendo così alle amministrazioni competenti, la gestione autonoma di piccoli interventi di manutenzione senza dover ogni volta attivare lunghi e costosi procedimenti autorizzativi, che spesso vanificano gli interventi stessi.
In definitiva, per raggiungere questi obiettivi, si dovrebbe innanzi tutto uscire dalla logica delle chiacchiere da bar e provare a redigere un piano d’azione tecnicamente ed economicamente sostenibile in attesa che si realizzi il nuovo porto di Termestieri che andrà comunque dotato di un adeguato piano di gestione dei sedimenti.
Non perdere i prossimi aggiornamenti meteo
Segui il canale per ricevere avvisi locali su pioggia, temporali, vento e allerte.



