Quattro anni fa la giornata esordiva discretamente nello Stretto di Messina con cielo che appariva leggermente velato al mattino, gradevolmente ventilato grazie ad una brezza di scirocco e soprattutto molto mite. Ancora qualcuno frequentava le spiagge della riviera, grazie anche al tepore marino che consentiva di fare il bagno in totale confort tanto che addirittura nel primo pomeriggio si sfioravano i 27C° all’ombra.
Il bollettino meteo nazionale evidenziava un peggioramento meteo proveniente da ovest, una perturbazione in arrivo dalla Spagna avrebbe abbordato la Sicilia dal pomeriggio con temporali tra le due Isole Maggiori inevoluzione verso lo Ionio in serata. A supporto il modello Estofex indicava Lelel 1 come rischio temporalesco per la Sicilia. Nel contempo il satellite mostrava una serie di ammassi temporaleschi “sospetti” in mare aperto, segno della grande energia presente nel Mediterraneo e messa a disposizione non appena si sarebbe innescata la miccia giusta. Ed ecco che un grosso MCS, un cumulnembo a mesoscala, tendeva a ricoprire buona parte della Sicilia occidentale con nubifragi tra Trapani e Palermo. L’attenzione di tutti era rivolta in quelle zone come da allerta ma nessuno si sarebbe aspettato, se non subito gli addetti ai lavori consultando in tempo reale i dati e l’animazione satellitare, di un temibilissimo quanto circoscritto temporale di tipo auto rigenerante radicato tra le vallate di Molino e Giampilieri. Circa 14 chilometri quadrati d’inferno, fatto di cascate d’acqua che assumevano carattere alluvionale, groppi di vento tornadici e scariche elettriche nube/suolo quasi ogni secondo per un totale complessivo che superava i 16000 fulmini. Il cumulonembo in questione assumeva carattere maestoso, la sommità della nube superava i 12 km come quelli che generalmente si originano nei climi equatoriali ed una temperatura che a quella quota lambiva i -60°C contro i 25°C del suolo. Una vera macchina di distruzione che in circa 3 ore ha riversato 1/4 della pioggia che generalmente cade in un anno. Circa 275mm rilevati da Giovanni Micalizzi, possessore del pluviometro manuale situato a Santa Margherita ed autore di alcuni video, il quale per’altro ci spiega che ha perso circa 20 minuti di rilevamento finale, quindi si presume che i millimetri siano ancora molti di più rispetto a quel dato parziale.
Verso le 20,30 le condizioni che alimentavano il temporale cessavano, nel frattempo la pioggia interessava anche la città di Messina ma con un’intensità nettamente inferiore per poi smettere definitivamente. Le conseguenze in questa porzione di territorio ionico erano subito devastanti e 37 nostri concittadini hanno perso la vita per un fenomeno meteo, sicuramente non prevedibile, ma che ha fatto del territorio antropizzato e mal curato un’arma che si è riversata su di noi. La Natura ha sempre ragione, semmai siamo Noi, come specie umana, che non tiene conto dei particolari equilibri geomorfologici di un territorio complesso come quello peloritano. Gli anziani di Giampilieri ci raccontavano che una volta esistevano su quelle colline a strapiombo sullo Ionio rigogliosi boschi e castagneti, adesso rasi al suolo dagli incendi estivi. Cemento e cattiva gestione del territorio sono le bestie nere da contenere, non certo un temporale, che seppur di inaudita violenza, si ripeterà certamente senza preavviso e magari in un altro luogo vulnerabile. Tante cose sono state fatte, tante altre DEVONO essere fatte. In primis un presidio meteo h24 in grado di prendere visione in tempo reale di situazioni di potenziale pericolo. Una rete di rilevamento meteo dislocato nei punti strategici e dati gestiti da personale esperto in supporto della Protezione Civile Comunale, Regionale e Nazionale. Formazione ed informazione, esercitazioni e buone norme di comportamento saranno fondamentali per gestire futuri eventi meteo così importanti. Messina non può dimenticare quanto accaduto. Di certo qualcuno pagherà per questo ma a noi poco importa, se non la consapevolezza che questi 37 cittadini messinesi siano morti per un senso, per un futuro che si spera migliore per le generazioni future, affinchè questo NON SI RIPETA MAI PIU‘.
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