Messina era morta già prima del #Ferribotte

Messina era morta già prima del #Ferribotte

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Dopo il tentativo continuo e morboso da parte delle Ferrovie dello Stato di dismettere del tutto i collegamenti ferroviari tra le due sponde dello Stretto, la città di Mesina si è vista protagonista, per la prima volta nella sua vita, di una manifestazione di massa ( si fa per dire ), con il fine di raccogliere la rabbia di tutti lanciare un messaggio a Roma e nelle sedi competenti che Messina vuole il suo #ferribotte. Ovviamente anche stavolta Messina ha fatto la sua misera figura visto che i cittadini tutti hanno deciso di disertare il corteo, mentre i vari schieramenti politici locali hanno fatto i soliti ragionamenti che si fanno quando ci si deve mettere la faccia pubblicamente e schierarsi da una parte o dall’altra. Pensate che c’è anche il politicante di turno che si è fatto immortalare con un “selfie ” davanti al corteo, o colui che doveva per forza apparire sul giornale o nel tg locale. Ma al di là di queste polemiche “ made in Buddacialandia “, Messina era già morta e defunta prima del  #ferribotte ” e la lista delle cause è talmente vasta che si fa fatica ad elencarle tutte.

1391830_821727767892748_8290876645880148541_nIn primis Messina è fallita in quanto ha perso il controllo del suo mare, e quando intendiamo del mare intendiamo puramente il mondo marino con tutte le sue applicazioni, mestieri antichi e tradizioni. Poi Messina ha perso i suoi affacci a mare, proprio quelli più belli e suggestivi che nessuna città del Mondo si sarebbe mai sognata di compromettere. Siamo stati capaci di consegnare le aree più belle per farci basi militari, i quali rivendicano tali terreni nonostante adesso ogni operazione sia stata trasferita altrove. Siamo stati capaci di consegnare preziosi metri di lungomare ad un privato che noleggia motoscafi di lusso per farci profitto, in un’area stupenda dove tanta gente è cresciuta. Siamo stati capaci di consegnare la fiera all’autorità portuale, la quale ancora ad oggi nel 2015 non è riuscita a chiarire le idee riguardo la finalità di un’area talmente vasta e bella la quale potrebbe trasformarsi in un lungomare, forse più bello e spettacolare anche di Reggio Calabria.

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Siamo stati capaci di consegnare le nostre spiagge più belle e vaste all’abusivismo ( vedi Granatari, Mortelle e Casabianca ), all’incuria ed alla cattiva gestione di privati e Comune che non sono mai stati capaci di rendere i lidi della litoranea qualcosa di più che semplici discoteche notturne per gente snob. Nessuno ricorda più le estati dei messinesi 60 anni fa a Mortelle, quando venivano personaggi illustri dello spettacolo e non solo da ogni parte del globo per trascorrere qui la vera “estate italiana”. Piscine, hotel di lusso, vetrine prestigiose, serate di gala, tutto questo in un’area dove oggi è caratterizzato solo da ville abusive o condonate e stabilimenti falliti da tempo.

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Ma soprattutto Messina ha fallito perchè ha perso il suo porto e la zona falcata, perchè perdendo ciò abbiamo sperimentato che Messina adesso non sa riconoscere più nemmeno le sue origini che si fondavano proprio attorno alla zona falcata. Basta confrontare le immagini d’epoca del porto di Messina di una volta e quelle di oggi per capire che adesso stiamo vivendo una falsa illusione con le navi da crociera, nulla a che vedere con l’economia di una volta che si basava certamente su altro e non solo per accogliere i turisti ( sperando che passino sempre da qui anche in futuro ), solo per un giorno e ed uno scatto fotografico da lontano.

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Tutte le aree che abbiamo citato, e sono solo una misera parte del vasto ed inestimabile patrimonio che possiede Messina, sono interdette ai cittadini e le generazione recenti e future possono solo immaginare ciò che esisteva una volta qui soltanto dalle fotografie. Messina, grande e prestigiosa città di mare, rischia seriamente di divenire una città “nè carne nè pesce” in quanto i suoi cittadini non comprendono il tesoro che gli è stato sottratto in silenzio. Il #ferribotte rappresenta solo una piccola parte di un grande passato lavorativo e sociale ma rappresenta anche l’inevitabile perdita di prestigio ed importanza che ricopre la città dello Stretto. Adesso che si parla di privatizzazione, sarà difficile spiegare a questi uomini cosa voleva dire investire a Messina, adesso più che mai che rimangono solo le fotografie ed una parte di cittadini delusi e completamente apatici, perchè i restanti che mancano all’appello, quelli davvero attivi ed ambiziosi, sono andati via da qui da molto tempo, magari quando ancora i treni passavano tra Reggio e Messina. Per chi rimarrà ancora qui, dovrà accontentarsi di qualche aliscafo nelle ore diurne, il nulla nelle ore notturne e tanto coraggio nel voler andare a piedi a trovare un amico a Reggio Calabria, un dramma per chi ci lavora o studia e deve rispettare orari. Chi si ricorda la spola in occasione della notte bianca reggina? Roba da terzo mondo.

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Pubblicato il 16/02/2015 00:46

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