Lo Scirocco, Il Rè dello Stretto che ha smesso di spirare. Come mai?

Lo Scirocco, Il Rè dello Stretto che ha smesso di spirare. Come mai?

Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Con l’avvento della stagione autunnale, inteso anche come la stagione delle piogge, tornava  ” l’incubo scirocco ” tra i pescatori dello Stretto di Messina e di tutta la fascia ionica siciliana. Che nello Stretto di Messina ci sia sempre vento è noto a tutti, soprattutto il vento di scirocco o di ostro ( vento da Sud Est o sud netto ) tanto che dalle nostre parti è soprannominato il Rè dello Stretto di Messina tra tutti i venti. A supporto vi sono anche detti popolari che indicano tutto ciò, del tipo sciroccu, piscistoccu e malanova a Messina non mancanu mai “, oppure ” sciroccu a livanti periculu custanti “, e via discorrendo.

Le paure tra i lupi di mare dello Stretto di Messina iniziano già in concomitanza della fine dell’estate, soprattutto per la presenza attiva delle feluche, le note imbarcazioni dedicate alla caccia al pesce spada che con le loro altissime antenne e tiranti necessitano un ricovero stabile e sicuro. Per tali motivi, già da fine agosto si corre ai ripari provvedendo al loro smontaggio e tiraggio a secco, puntuale il vento africano dovrebbe iniziare a spirare e tormentare la riviera nord sotto potenti raffiche in concomitanza delle prime serie perturbazioni atlantiche in rotta verso il Mediterraneo.

Quando spira potente lo scirocco nello Stretto di Messina vi è il coprifuoco. Soprattutto nella riviera nord della città è difficile circolare, il vento non concede tregua, sotto il Pilone si percepisce un suono costante e definito, gli infissi delle abitazioni tremano, il mare è in tempesta ed i traghetti spesso effettuano la rotta di sicurezza. La pesca locale è interdetta, la salsedine è ovunque, l’atmosfera fosca e lattiginosa.

Ebbene, quest’anno in particolare ma anche l’anno precedente lo scirocco, il Rè della rosa dei venti dello Stretto di Messina risulta stranamente il grande assente. Statisticamente negli ultimi anni si sta osservando proprio un calo netto della sua frequenza in questo tratti particolare di mare dove esso acquista particolare veemenza specie nel settore compreso tra Ganzirri e Capo Peloro, poche sciroccate spalmate nel corso dell’anno mentre ogni tanto ne compare una di moderata intensità che causa l’insabbiamento ormai cronico del porto di Tremestieri.

Quali le cause della sua latitanza?

Certamente la presenza massiccia e cronica di celle anticicloniche difficili da scalfire. Proprio nel periodo favorevole alle perturbazioni atlantiche o vortici depressionari mediterranei, la presenza invadente dell’alta pressione al centro del Mediterraneo ne impedisce la sua genesi regalando svariate settimane caratterizzate da ventilazione locale da nord. In tal caso al primo guasto atmosferico la ventilazione tende a ruotare da sud ma spesso il calo pressorio non ne giustifica una forte intensità del vento. Proprio la presenza cronica dell’alta pressione in autunno causa inoltre un deficit idrico e l’aggravarsi della siccità, come sta accedendo ad esempio quest’anno su quasi tutto il nostro Paese, soprattutto al Nord ed in Pianura Padana. Lo scirocco apportava grandi carichi di umidità, era il vento delle grandi piogge, quelle abbondanti ed a tratti alluvionali ma che rifocillavano tutte le falde acquifere, la stessa umidità che permetteva grandi nevicate a quote alte sull’arco Alpino rifocillando anche i corsi d’acqua.

Il secondo motivo potrebbe essere uno stravolgimento della circolazione atmosferica nel nostro emisfero. Spesso la  “porta atlantica” risulta sbarrata tale che le perturbazioni provengono da nord/ est. Ecco spiegate le incursioni balcaniche e le sfuriate di tramontana e grecale nel periodo notoriamente dedicato allo scirocco. Un capovolgimento di fronte che suscita senza dubbio curiosità tra i pescatori locali, interesse ed oggetto di discussione tra gli esperti di meteorologia. Tutto questo poi scaturisce anche uno stravolgimento delle correnti di deriva e conseguentemente il deposito di detriti che segue le orme delle correnti predominanti del luogo. Ecco spiegata anche la linea di costa in costanze trasformazione, unitamente al fenomeno dell’erosione costiera causata certamente dall’attività antropica a monte. Generalmente il ripascimento spontaneo delle nostre spiagge avviene dopo un periodo alluvionale improvviso, come riscontrato sempre negli ultimi anni anche osservando l’approdo di Tremestieri che risente anche delle alluvioni lampo od ondate di piene ioniche.

Come non citare la frazione abitativa di Galati Marina che ogni anno rivive l’incubo ” tsunami da scirocco “. Onde che minacciano condomini ed attività commerciali situati in posti non più sicuri, mente anni fa nello stesso posto gli stessi stabili distavano oltre trecento metri dalla riva. Oltre Galati vi sono tante altre frazioni che necessitano interventi massicci e risolutivi, come la confinante Mili Marina, Tremestieri, Contesse e la riviera di Pace, tratto pista ciclabile. L’intervento realizzato a Santa Margherita grazie l’ausilio della barriera sommersa appare vincente ma non sempre di facile attuazione altrove.

Inoltre, l’assenza delle correnti sciroccali e la conseguente assenza di mareggiate influisce anche sulla pesca locale sportiva e professionistica. Scarseggiano le varietà di prede pelagiche che seguono proprio le grandi correnti per gli spostamenti così come anche i nostri fondali non vengo rovistati dai marosi a beneficio delle alghe infestanti e qualche varietà tropicale non autoctona che arreca disturbo alle specie ittiche locali.

 

Pubblicato il 28/10/2017 16:47

Altri articoli che potrebbero interessarti